Ciao! Benvenuto/a in questo nuovo articolo del blog di Thesis 4u!

Qualche tempo fa, Sara, ex Blog Ambassador, ti aveva parlato di che cosa fosse e come migliorare la responsabilità sociale della tua azienda: oggi vogliamo approfondire ulteriormente come si può in modo concreto rendere la propria impresa attenta socialmente, senza rinunciare al proprio sviluppo.

Siamo abituati a pensare alle aziende come imprese che abbiano esclusivamente lo scopo di trarre profitto dalla propria attività. Può essere molto facile farsi risucchiare dall’idea che questo modello di impresa sia l’unico possibile. In realtà, tutto ciò di cui si compone la nostra vita, anche le aziende, è frutto di scelte culturali, che, in virtù della cultura mutabile che le produce, possono essere anch’esse continuamente cambiate.

Vogliamo, quindi, capire insieme che cosa sono le società benefit e perché dovresti prendere in considerazione l’idea di intraprendere questo percorso con la tua impresa!

Un po’ di storia: dove, quando e come nascono le società benefit? 

Per capire cosa sono e come sono nate le società benefit, ci spostiamo un po’ indietro nel tempo e attraversiamo l’oceano. Infatti, questo tipo di società sono ispirate al modello delle Benefit Corporation americane. Il Maryland, nel 2010, è stato il primo stato americano ad approvare la legislazione per le benefit corporation, il cui statuto giuridico prevede l’inserimento di un Beneficio Comune (Public Benefit) nella comunità in cui si opera.

Il beneficio comune è definito come un impatto positivo concreto sulle persone e sull’ambiente. Gli azionisti di un’azienda tradizionale sono tenuti a valutare esclusivamente le performace finanziare;

Cosa cambia con le Benefit Corporation? Nel caso delle società benefit si devono valutare anche se le performance qualitative e quantitative di rilievo sociale corrispondono agli obiettivi dichiarati dalla società.   

Prima di arrivare a questo statuto, nel 2006 era già attivo in America l’ente non profit B Lab, che promuoveva il B corporation certificate, rilasciato ad aziende che volontariamente scegliessero di soddisfare elevati standard di trasparenza, responsabilità e sostenibilità, per promuovere la creazione di valore per la società. 

E allora…in Italia?

Nel Bel Paese, siamo stati – riconosciamocelo con un po’ di orgoglio – i primi dopo l’America a creare uno statuto giuridico che definisse quelle che oggi chiamiamo società benefit.

Il progetto politico e giuridico per avviare la creazione di questo statuto giuridico è iniziato nel 2014, a cura delle B Corp® certificate italiane. Dopo aver sviluppato insieme a un team internazionale di giuristi, imprenditori e stakeholder una normativa italiana, il disegno di legge sulle Società Benefit è stato approvato ed entrato in vigore nel Gennaio 2016

Società benefit, Bcorp… ma insomma cosa si fa per diventare società benefit?

In Italia è possibile nascere già come società benefit, oppure, diventarlo modificando il proprio statuto giuridico. In ogni caso, se vorrai intraprendere questo percorso con la tua impresa dovrai:

  1. Inserire o modificare l’atto costitutivo dell’azienda, esplicitando il beneficio comune apportato alla società e all’ambiente dalla tua azienda;
  2. Nominare una o più figure responsabili che si si occupino di controllare che l’amministrazione della società sia in armonia con lo scopo dichiarato. Deve essere mantenuto un equilibrio, bilanciando l’interesse dei soci, il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi degli stakeholder;
  3. Redigere una relazione annuale riguardo il perseguimento del beneficio comune che andrà allegata al bilancio societario.

Per diventare una società benefit, quindi, devi scegliere degli standard a cui vuoi rispondere e lasciare che siano valutati esternamente. Tuttavia, non è obbligatorio ottenere alcuna certificazione Bcorp per diventare società benefit; questa certificazione rimane un atto volontario a discrezione delle aziende! 

Società benefit e responsabilità sociale di impresa: che differenza c’è?

Un’azienda non diventa società benefit solo incrementando la propria responsabilità sociale di impresa.  

Supponiamo di voler aprire una piccola azienda agricola che sia sostenibile ed etica. Immaginiamo di coltivare e distribuire frutta e verdura di coltivazione biologica, per evitare l’utilizzo di sostanze che inquinino i terreni. Se la distribuzione avvenisse poi in contenitori di plastica non riciclabile o il lavoro manuale dei coltivatori fosse retribuito con salari ridicoli, quanto si potrebbe definire davvero etica e sostenibile l’azienda? 

Ma quindi, nel pratico, cosa fa una società benefit? Essere una società benefit non vuol dire semplicemente impegnarsi nell’assumere una maggior responsabilità sociale di impresa, seppur anche solo questo obiettivo sia lodevole, vuol dire ripensare totalmente gli scopi della propria azienda

È la differenza che potrebbe esserci tra voler essere più impegnati socialmente, decidendo quindi di fare volontariato qualche giorno al mese (comunque lodevolissimo) e aprire un’associazione propria che si occupi di un particolare problema sociale, quindi assumersi la responsabilità di portare sempre avanti quell’impegno. Le società benefit , infatti, devono riportare le finalità specifiche di beneficio comune nell’atto costitutivo o nello statuto societario, proprio perché quelle finalità sono inscindibili dallo statuto dell’azienda. 

Società benefit

Un esempio di azienda, che peraltro abbiamo già incontrato in un precedente articolo, che ha migliorato la sua responsabilità sociale di impresa è Sturbucks, che è stata membro fondatore del Sustainable Coffee Challenge e ha investito oltre 150 milioni di dollari per sostenere le comunità del caffè e quindi acquistare e garantire caffè di provenienza etica. Pur essendo il suo impegno apprezzabile, non è una società benefit, perché lo scopo di questa azienda rimane primariamente ed esclusivamente il profitto.

Andiamo allora alla scoperta di un’azienda internazionale che ha abbracciato pienamente la sfida di diventare società benefit!

Caso di studio: Illy café 

Sei in vacanza a Vienna. Vuoi vedere il Museo del Belvedere, il Castello di Schonbrunn e pure il palazzo reale Hofburg; tra una cosa da vedere e l’altra ti concedi l’imperdibile wiener schnitzel o magari un buon gulash, ma… quanto ti manca un espresso fatto bene? Così, mentre cammini per caso sulla Webgasse, eccola lì: un’insegna Illy caffè… espresso all’italiana assicurato!

L’Austria è solo uno dei numerosi paesi che accolgono gli Illy caffè shop in tutto il mondo. Questa azienda, ormai conosciuta internazionalmente, nasce nel 1933 dall’ungherese Francesco Illy che da Vienna arriva a Trieste. Alla guida dell’impresa si succedono il figlio di Francesco, Ernesto e poi il figlio di quest’ultimo, Andrea che oggi è a capo di Illy. 

Durante questi anni, Illy ha attraversato moltissime trasformazioni ed è stata per certi versi un’azienda pioniera nel suo campo. Nel 1935, dall’invenzione del fondatore nasce Illetta, la macchina del caffè progenitrice delle attuali macchine professionali per il caffè espresso. Nel 1957, Ernesto crea il primo laboratorio di ricerca, collaborando con prestigiose istituzioni scientifiche e pian piano l’azienda si allarga in Europa, arrivando, nel 1980, anche negli Stati Uniti. 

L’attenzione per la ricerca e la cura del proprio caffè si coniuga anche alla volontà di aprirsi a diverse collaborazioni artistiche, per esempio quella avviata con il fotografo Sebastião Salgado, per rappresentare le donne e gli uomini che lavoravano nella filiera di produzione del caffè. 

Ma perché te ne stiamo parlando? 

Nel 2019, Illy Caffè è diventata società benefit, scegliendo di voler acquisire anche il certificato Bcorp. Il presidente di Illy caffè ha affermato al riguardo: 

“Abbiamo deciso di inserire nello statuto dell’azienda l’impegno a perpetuare il modello di business proprio della stakeholder company  per riaffermare la nostra filosofia di impresa, che è quella di essere un’istituzione sociale che persegue la qualità della vita dei suoi portatori di interesse”.

In Illy caffè la natura aziendale si coniuga perfettamente con la volontà di essere anche un’istituzione sociale e costituisce un esempio perfetto di come essere una grande impresa in continuo sviluppo non escluda in alcun modo la possibilità di compiere scelte etiche che abbiano un impatto positivo sulla società, sugli ecosistemi e sulla biosfera.

Codice Etico Illy Caffè p.6

In quanto società benefit, Illy si impegna nelle seguenti aree:

  • Essere una catena attenta all’analisi e alla conoscenza degli impatti lungo l’intera filiera del caffè. Questo implica anche l’impegno nel sostenere e divulgare un’agricoltura sostenibile per migliorare la qualità del caffè a livello globale;
  • Aspirare alla felicità e alla qualità della vita, favorendo in prima persona dibattiti sulla cultura della sostenibilità economica e intraprendendo partnership che la favoriscano;
  • Impegnarsi nell’economia circolare e nell’innovazione, scegliendo prodotti, risorse e soluzioni innovative nell’ottica di riduzione di emissioni lungo tutta la filiera del caffè.

Anche la comunicazione dell’azienda si è adattata a questo cambiamento. Sul sito di Illy è possibile consultare il loro codice etico e avere una chiara conoscenza della mission, cioè lo scopo dell’azienda e della loro vision, ovvero l’insieme di valori che abbracciano.

Nata con il sogno di offrire il migliore caffè possibile, oggi Illy si occupa anche di divulgare la cultura del buon caffè in vari modi, tra cui la fondazione dell’Università del caffè. Dalla nascita a Trieste l’azienda è arrivata ora nei 5 continenti, innovandosi continuamente e cercando con costanza di rispondere alle sfide dei tempi che sono evoluti insieme a lei.

Perché diventare società benefit proprio adesso? 

Quali sono vantaggi economici nel diventare una società benefit? L’impegno per il sociale è forse ripagato con sgravi fiscali o agevolazioni? In realtà ancora non vi sono, sotto questo punto di vista, delle eccezioni particolari per le aziende che scelgono di diventare società benefit in Italia.

Questa scelta nasce dalla volontà di essere di più di un’azienda, di avere un impatto maggiore nella società in cui si opera, contribuendo a renderla migliore perché il desiderio e la necessità di guadagno non escludono in alcun modo la possibilità di operare scelte etiche. 

Inoltre, in questo momento storico si sta registrando una più ampia consapevolezza nei consumatori, che molto spesso vorrebbero anche scegliere marchi e opzioni più sostenibili, ma sono trattenuti o dall’assenza di alternative o dal fatto che le alternative presenti non sono così accessibili. 

Un’indagine dell’IBM Institute for Buisness Value ha evidenziato come, seppur in maniera ancora disomogenea, ci sia maggior attenzione nei consumatori riguardo alla sostenibilità dei brand a seguito della pandemia. Un esempio pratico di questa tendenza può essere rintracciato nel boom del second hand, messo già in evidenza da un’indagine di ThreadUp del 2019, da cui emergeva che la generazione Z era particolarmente attenta alla sostenibilità. L’indagine condotta dalla stessa azienda nel 2021 conferma questo trend, tanto da stimare che il mercato di seconda mano raddoppierà nei prossimi 5 anni. 

Il mercato della moda è solo un esempio tra i tanti che si potrebbero citare, ivi incluso quello alimentare, per cui uno studio di Nomisma ha rilevato la crescente cura dei consumatori nel ricercare cibi qualitativamente migliori e sicuri in termini di provenienza e di produzione. 

Non a caso, tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) dichiarati dall’Onu, il dodicesimo riguarda proprio il mondo imprenditoriale e sottolinea l’esigenza di adottare e garantire sistemi di produzione e consumo sostenibili per ridurre al minimo gli effetti negativi che minano la salute dell’essere umano e di tutti gli ecosistemi. 

Diventare società benefit può, dunque, costituire un modo per iniziare a intraprendere un percorso di sviluppo più sostenibile e responsabile, per impattare positivamente sulla società in cui si vive e contemporaneamente essere competitivi, adattandosi alle nuove necessità!

Ti piacerebbe diventare società benefit? Quali società sostenibili conosci? Diccelo sui nostri social! 

About the author: Giorgia, Blog Ambassador.

About the sources:

  • Starbucks partner della Sustainable Coffee Challange: https://www.sustaincoffee.org/partners/starbucks
  • Illy Caffè, storia: https://www.illy.com/it-it/storia-illy-caffe
  • Illy Caffè, codice etico: https://www.illy.com/it-it/societa-illy-caffe
  • Indagine IBM Institute: https://www.ibm.com/thought-leadership/institute-business-value/report/covid-19-consumer-survey
  • Boom del second hand
  • Indagine Thredup 2021
  • Ti consigliamo inoltre di ascoltare il podcast quasidì a cura di Ilenia Zodiaco e Valentina Tomic in cui viene intervistata la responsabile marketing di Yves Rocher, altra azienda che ha deciso di diventare società benefit: https://www.youtube.com/watch?v=YUp30wD1MdU&t=636s

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