Ciao a tutte e tutti e bentornate/i in questo nuovo articolo del Blog di Thesis 4u, la startup innovativa che mette in collegamento gli studenti e le studentesse con le aziende, grazie alle tesi di laurea in azienda.

Come ben sai, la scrittura della tesi è una tappa inevitabile nel percorso di ogni studente universitario. Per qualcuno è un periodo complesso, fatto di stress, dubbi, e lunghe attese per un confronto con il proprio relatore; per altri invece è un’esperienza davvero unica e stimolante, capace di lasciare il segno.

Arrivare ad aver scritto la tesi significa raggiungere uno dei traguardi più importanti dell’intera carriera universitaria, un cerchio che finalmente si chiude. Si tratta di un’occasione irripetibile in cui puoi veramente raccontare ciò che hai imparato, esprimendolo in un modo totalmente personale.

La tesi, infatti, è molto più di un semplice elaborato accademico: è qualcosa che parla di te, delle tue idee, del tuo punto di vista e delle competenze che hai sviluppato. Inoltre, è ciò che più di tutto ti collega al mondo del lavoro, perché dimostra non solo ciò che hai studiato, ma soprattutto come hai saputo applicarlo concretamente.

Oggi vogliamo accompagnarti alla scoperta di un progetto davvero particolare: la tesi immersiva di Katereen, una ex studentessa che ha trasformato la sua idea in un’esperienza innovativa. Attraverso la realtà virtuale, il suo progetto permette agli utenti di vivere un viaggio tra cucina e cultura.

Katereen è una ragazza italiana di origini filippine che, dopo aver frequentato il liceo artistico di Brera scegliendo l’indirizzo di design e arredamento, ha capito di voler trasformare quella passione nel proprio percorso professionale. Per questo motivo ha deciso di proseguire gli studi iscrivendosi al corso di Interior Design presso Raffles Milano.

L’esperienza in questa scuola le ha permesso di esplorare a fondo il mondo del design e di comprendere con maggiore chiarezza quali fossero i suoi interessi e le sue aspirazioni. Qui ha avuto l’opportunità di avvicinarsi anche al digitale, al 3D, e soprattutto alle esperienze immersive, ambiti che hanno influenzato profondamente il suo percorso creativo.

Proprio da queste esperienze nasce Inang Bayan, il progetto al centro della sua tesi immersiva. L’idea prende forma grazie a tutto ciò che Katereen ha osservato e imparato durante gli anni trascorsi in Raffles, specialmente dopo aver avuto modo di conoscere le varie forme di esperienze immersive.

Si tratta di un progetto basato sulla realtà virtuale, strumento che in questo caso è stato usato per il dialogo interculturale attraverso il racconto delle tradizioni culinarie.

tesi immersiva

Il nome Inang Bayan, che in filippino significa madrepatria, richiama l’idea del cibo non solo come sostentamento, ma come un linguaggio universale capace di unire persone, culture e identità differenti. Pur mantenendo un focus specifico sulla cultura filippina, molto vicina a Katereen per le sue origini, il progetto vuole trasmettere un messaggio più ampio di connessione e condivisione.

Il nome che Katereen ha scelto per il progetto rimanda a un passato per cui l’identità filippina ha lottato per secoli per ritrovare se stessa dopo le varie colonizzazioni che l’hanno attraversata. E il termine “Inang Bayan” (madrepatria) ha rappresentato l’ideale collettivo e rivoluzionario durante le lotte anticoloniali: la madre che chiama i figli a raccolta per raggiungere un bene comune, in questo caso il ritorno alle proprie radici.

L’idea alla base del progetto ha origini molto più lontane rispetto al momento in cui Katereen ha iniziato a svilupparlo concretamente. I primi spunti, infatti, risalgono al primo anno universitario, durante il corso di Antropologia Culturale.

Per quell’esame le era stata assegnata una lettura da cui avrebbe poi dovuto realizzare sia una tesina sia un progetto concreto. Lei scelse una raccolta di articoli di Marino Niola, antropologo esperto di cultura culinaria, e da quei testi lei ha creato un gioco di carte.

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Quello che doveva essere semplicemente una lettura per un progetto universitario, si è trasformato qualche anno dopo nella scintilla che avrebbe dato vita alla sua tesi. In uno dei passaggi presenti nel libro, e che Katereen ha inserito nella tesi, l’antropologo invita i lettori a esplorare le diverse culture attraverso il cibo, che non costituisce il semplice nutrimento, ma un vero e proprio linguaggio universale.

È proprio da questa riflessioaeche ha iniziato a prendere forma l’idea di costruire una tesi attorno a questo tema. Un’intuizione che è maturata definitivamente al terzo anno, grazie a un altro corso fondamentale per il suo percorso: Architettura Virtuale, durante il quale ha scoperto il mondo delle esperienze immersive.

Il corso ha incuriosito molto Katereen. Ci ha spiegato che se per alcuni queste esperienze possono sembrare qualcosa di superficiale o puramente ludico, per lei rappresentano invece uno strumento molto potente e interessante per avviare un racconto e creare connessioni, quasi come un’estensione della realtà stessa.

Prima di arrivare a sviluppare l’idea definitiva, però, il percorso non è stato del tutto lineare. Inizialmente Katereen stava pensando a una tesi completamente diversa. Ci ha raccontato di aver attraversato anche momenti di dubbio sul proprio percorso, ma che proprio quella lettura l’ha spinta a continuare e sviluppare quell’idea iniziale.

Una volta definita l’idea, il passo successivo è stato metterla in pratica. Durante il terzo anno, Katereen ha chiesto di seguirla come relatrice a Valentina Temporin, professoressa del corso di Architettura Virtuale e co-founder di Ultra (una casa di produzione di esperienze immersive), e insieme hanno iniziato a sviluppare un prototipo del progetto.

Inizialmente l’idea di Katereen era molto più grande. Tuttavia, tra tempi limitati e la necessità di apprendere nuovi programmi, ha dovuto ridimensionare alcuni aspetti per rendere l’esperienza realizzabile.

tesi immersiva

L’idea era quella di portare gli utenti all’interno di tre scene diverse, pensate per accompagnare l’utente in un vero e proprio viaggio culturale e culinario.

La prima scena si svolge all’interno di un tipico mercato locale, dove l’utente può esplorare l’ambiente e procurarsi gli ingredienti per le scene successive. La seconda scena si sposta in una casa tradizionale, dove gli ingredienti vengono utilizzati per preparare il cibo.

Per finire, la terza scena, che rappresenta il momento conclusivo, quello su cui si concentra il prototipo sviluppato da Katereen e dove l’utente può interagire: una grande tavolata per una festa in famiglia, costruita attorno ai piatti preparati precedentemente.

La scena è strutturata proprio per richiamare la tradizione filippina: al centro della stanza si trova una foglia di banano, utilizzata come base conviviale al posto della nostra classica tovaglia, mentre ai lati sono disposti diversi tavoli con le pietanze.

Qui l’utente potrà interagire con gli elementi presenti, usando gli utensili e portando i piatti al tavolo.

Lo scopo di questa tesi immersiva è stato quello di portare avanti una riflessione sul concetto di appartenenza. Katereen ci ha parlato di come, qui in Italia, molte persone si sentano ancora considerate “straniere”, nonostante siano nate e cresciute qui.

La pratica del Kamayan, ovvero il banchetto conviviale, è stata ripresa anche in contesto militare per enfatizzare proprio lo spirito di uguaglianza e fratellanza senza distinzioni che anche Katereen ha voluto mostrare.

La sua idea è stata quindi quella di creare un’esperienza del tutto positiva e inclusiva, capace di parlare di identità, radici e condivisione, ma soprattutto di unione tra le persone di tutto il mondo. Il banchetto virtuale serve proprio a rendere visibili questi ideali di unione, e lo fa attraverso il cibo.

Dietro questa tesi immersiva si nasconde un lungo e approfondito lavoro di ricerca teorica. Il punto di partenza non poteva che essere il libro che aveva colpito Katereen al primo anno, ma la ricerca poi si è ampliata anche oltre.

Durante la fase di ricerca, Katereen è stata affiancata anche da Marco Rossano, suo co-relatore nonché professore di Antropologia Culturale e documentarista sociologo visuale. L’obiettivo era di fare un buon lavoro e per questo ha voluto fare una ricerca meticolosa, facendosi consigliare anche alcune letture mirate.

La ricerca è partita dall’analisi del concetto stesso di cultura, per poi concentrarsi sul ruolo del cibo come veicolo di cultura e strumento di connessione. Successivamente ha approfondito il tema dell’immersive design, studiando alcuni case studies di esperienze immersive legate al cibo, ambito ancora poco esplorato.

Una parte importante del lavoro è stata dedicata allo studio del Kamayan, il tradizionale banchetto filippino, il cui nome significa mangiare con le mani. Katereen ha analizzato tutti gli aspetti che caratterizzano questa pratica: gli ambienti in cui si svolge, la disposizione dello spazio e il significato culturale.

L’obiettivo era quello di ricreare nel progetto un’atmosfera autentica e facilmente riconoscibile, senza cadere nel banale. Ha raccolto quindi tutte le reference possibili, per creare lo spazio perfetto, equilibrato tra estetica e semplicità.

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La semplicità non era solo una sceltastilistica, ma Katereen ha dovuto tenere conto degli aspetti logistici, come il peso delle texture e delle dimensioni del progetto. E alla fine, infatti, è riuscita ad ottenere una resa semplice, ma intuitiva e coinvolgente.

Dopo la lunga ricerca bibliografica progettuale, è arrivato il momento dello sviluppo. Katereen ci ha raccontato che questa parte del lavoro è stata molto più leggera e divertente da affrontare, quasi come se stesse giocando a un simulatore come The Sims.

Per realizzare il progetto ha usato diversi programmi. La moderazione degli ambienti e oggetti è avvenuta inizialmente su Blender, un programma che conosceva bene grazie al suo percorso universitario.

Successivamente, per creare le interazioni, inserire le texture, luci ed effetti sonori, ha spostato tutto su un altro programma, Unity, progettato proprio per lo sviluppo di mondi virtuali o per i tradizionali videogiochi.

Quindi non solo c’è stato uno studio teorico, ma Katereen si è anche dovuta imbattere nell’apprendimento di un nuovo programma che ancora non conosceva.

Il progetto finale è un’esperienza progettata per essere vissuta tramite un visore VR, che permette di immergersi in una realtà immersiva a 360°.

Per quanto riguarda l’esperienza della laurea, Katereen era molto in ansia perché precedentemente c’erano stati degli intoppi tecnici per cui ha dovuto rimandare la tesi alla sessione successiva, ma finalmente poi è riuscita a portare la sua tesi immersiva al giorno della laurea, ed è andato tutto benissimo!

Inizialmente Katereen non era sicura al 100% del progetto, pensando che non potesse essere compreso fino in fondo, ma poi dopo averlo esposto ha capito che non aveva niente da temere. La sua tesi immersiva è piaciuta a tutti, che si sono dimostrati interessati e colpiti dal lavoro che era uscito.

Anche la stessa Katereen è rimasta molto soddisfatta, sia perché per realizzare questo progetto ha imparato ad utilizzare un nuovo programma in brevissimo tempo, ma anche perché è riuscita a portare la sua idea e le sue origini fino alla fine, dando loro vita all’interno di un’esperienza unica.

In particolare, c’è stato un evento che l’ha segnata. Jenny, una ragazza dello staff tecnico presente alla sua discussione, anche lei di origini filippine, le ha confessato di essersi commossa nel vedere un progetto che rappresentasse le loro origini e raccontasse quella storia. È lì che Katereen si è detta di aver fatto qualcosa di realmente importante.

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Ma la vita della sua tesi immersiva prosegue anche oltre la laurea. Il progetto Inang Bayan infatti è stato anche mostrato durante una nostra visita a Raffles in occasione della Design Week, dove il nostro team ha anche avuto modo di provarlo.

Ma non finisce qui! Katereen e la sua relatrice stanno pensando anche di presentarlo a un concorso, per cercare di svilupparlo e realizzarlo concretamente. La Biennale di Venezia, infatti, ha da poco inserito all’interno del suo repertorio un concorso dedicato alle esperienze immersive.

Katereen ci ha detto che le piacerebbe molto pubblicare questo progetto, quindi anche se non venisse preso al concorso, l’intenzione è quella di svilupparlo e pubblicarlo in autonomia.

Abbiamo chiesto a Katereen quali sono i suoi progetti ora che ha finito l’università e si è laureata. Ci ha detto che le piacerebbe entrare a lavorare in qualche studio di interior design, quello per cui ha studiato, ma non ci ha negato di volersi imbattere ancora nelle esperienze immersive.

Proprio per questo interesse maturato per le esperienze immersive, nato proprio dopo il suo corso del terzo anno, in futuro vorrebbe anche fare un Master in questo settore.

Questa tesi immersiva ha fatto capire a Katereen che per realizzare qualcosa bisogna lavorare sodo, imparando costantemente. Infatti lei è pronta ad imparare ancora di più, da ogni esperienza futura.

Gaia