Ciao a tutti/e e bentornati/e ad un nuovo articolo del blog di Thesis 4u, la startup innovativa che mette in collegamento gli studenti e le studentesse con le aziende grazie alle tesi di laurea in azienda.

Vi è mai capitato di scrivere a un chatbot, come Chatgpt e di aggiungere un “grazie” o un “per favore”, quasi come se stesse parlando con una persona reale? Oppure, vi siete mai chiesti se essere gentili con i chatbot possa, in qualche modo, farvi ottenere delle risposte migliori? Se questo vi è capitato, almeno una volta, niente panico, non siete gli unici.

Anzi, sembrerebbe che molti studi e casi, attualmente, stiano cercando di capire quanto il linguaggio utilizzato dagli utenti possa influenzare la qualità delle risposte che vengono generate dai chatbot. E anche se l’intelligenza artificiale non prova emozioni come una persona reale, il modo in cui formuliamo una richiesta potrebbe rendere la conversazione più chiara, naturale ed efficace.

Ed è proprio in questo articolo che cercheremo di capire se, effettivamente, abbia senso essere gentili con i chatbot, e se questa abitudine potrebbe cambiare davvero qualcosa nel modo in cui l’intelligenza artificiale formula le proprie risposte.

Ma quindi, è vero che essere gentili con i chatbot potrebbe portarci ad ottenere delle risposte migliori? A dircelo è un articolo sulla pagina de Il Post. Infatti, secondo uno studio condotto dall’azienda Anthropic, che ha sviluppato il chatbot Claude, i modelli linguistici, quindi le tecnologie che costituiscono la base degli strumenti di intelligenza artificiale, sembra che i chatbot tendano a reagire in maniera diversa a seconda del tono utilizzato dagli utenti.

Secondo quanto riportato, tuttavia, non si tratta di educazione, nel senso umano del termine, perché i chatbot non provano davvero delle emozioni. Anzi, si specifica che la realtà sia un’altra: ovvero, che è possibile che questi strumenti riescano a riconoscere determinati schemi linguistici, e ad adattare le proprie risposte di conseguenza. Per questo motivo, si parla di “emozioni funzionali” e queste potrebbero dimostrare che essere gentile con i chatbot potrebbe essere qualcosa di davvero utile!

Essere gentili con i chatbot

I ricercatori, infatti, spiegano che i chatbot vengono addestrati su enormi quantità di testi scritti da persone reali, come conversazioni, articoli, forum o racconti. Per questo motivo, imparano ad associare alcuni modi di parlare a determinate emozioni o intenzioni comunicative. Ad esempio, una richiesta formulata in modo gentile e chiaro tende a produrre delle risposte più collaborative, mentre al contrario, un tono aggressivo o confuso può generare delle conversazioni meno efficaci.

Lo studio, avrebbe inoltre dimostrato che i chatbot riescono a riconoscere le emozioni come l’ansia, la paura, la felicità o la frustrazione all’interno dei messaggi degli utenti e che queste informazioni possono influenzare il modo in cui formulano le risposte. Come detto precedentemente, però, i chatbot non proverebbero delle vere emozioni, e questo viene precisato anche da Jack Lindsey, responsabile della “psichiatria dei modelli” all’interno di Anthropic.

Questa disciplina studierebbe la personalità di questi sistemi e di come, sia curioso il fatto che, potrebbero assumere dei comportamenti preoccupanti: quello che stupisce davvero, quando decidiamo di essere gentili con i chatbot, è che si vengono a creare dei comportamenti non allineati, quindi opposti, rispetto a quelle che erano le indicazioni dei loro sviluppatori. Ma andiamo a vedere questo aspetto più nel dettaglio!

Pertanto, per capire se, effettivamente, essere gentili con i chatbot può essere qualcosa di veramente funzionale, dobbiamo andare più a fondo nella lettura dello studio condotto dall’azienda Anthropic. Infatti, per capire come le intelligenze artificiali “interpretano” le emozioni, i ricercatori hanno condotto diversi esperimenti su modelli linguistici avanzati.

In uno di questi hanno fatto leggere delle storie brevi in cui i personaggi sentivano delle emozioni come paura, tristezza o calma, osservando quali parti del modello si attivavano maggiormente. A partire da queste osservazioni, i ricercatori avrebbero identificato dei veri e propri vettori di emozioni, che sarebbero un pattern di attivazione associati a stati emotivi specifici. Questi vettori, quindi, possono essere analizzati e misurati per capire come funziona il comportamento del modello.

Un esempio si potrebbe riscontrare nel modello Claude Sonnet 4.5: in questo caso, nel momento in cui il personaggio riscontrava dei toni di disperazione, il modello risultava essere più incline a comportamenti più problematici in alcuni compiti. In questi casi, infatti, l’AI tentava di “barare” per ottenere un buon risultato, un fenomeno che viene conosciuto con la dicitura reward hacking, ossia, quando il sistema cerca delle scorciatoie per superare i test senza svolgere davvero il compito richiesto.

Essere gentili con i chatbot - Thesis 4u

In altri esperimenti è stato osservato che alcuni messaggi contenenti delle situazioni di emergenza o un forte disagio emotivo, attivano nel modello una sorta di “risposta di preoccupazione“, soprattutto nel momento in cui l’utente descriveva delle condizioni potenzialmente pericolose. Infatti, le risposte che si ricevevano non erano sempre ottimali, e i chatbot tendevano a dare delle risposte per compiacere l’utente, fenomeno che si chiama sychopancy.

Fenomeni come questi, non riguardano solo i casi studiati da Anthropic: essere gentili con i chatbot si è rivelato qualcosa di necessario anche nei momenti in cui si parla con altri modelli, come Gemini di google. Infatti, alcuni utenti avrebbero osservato delle reazioni “frustrate” nel momento in cui l’intelligenza artificiale non riusciva a completare il compito che gli era stato assegnato. Il contrario accadrebbe, quando le richieste sono formulate in maniera chiara, strutturata e gentile.

Infine, alcuni ricercatori che studiano il rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale sottolineano anche un aspetto più “umano”: usare formule di cortesia come “per favore” e “grazie” non serve solo alla macchina, ma può aiutare anche noi a mantenere un modo di comunicare più rispettoso e coerente. Forse, in questo senso, essere gentili con i chatbot, rifletterebbe più le nostre abitudini sociali che una reale necessità tecnica.

Pertanto, come appena detto, essere gentili con i chatbot potrebbe essere utile anche per noi stessi, al fine di mantenere un modo di comunicare sempre rispettoso e anche coerente, tramite la formazione di prompt dettagliati e chiari. Nella pratica quotidiana, però, il modo di parlare con i chatbot potrebbe variare da persona a persona: c’è chi scrive delle richieste secche e dirette, e chi, invece, usa un tono quasi conversazionale, come se stesse parlando con un amico o con un vero e proprio assistente umano!

Infatti, il nostro utilizzo dell’intelligenza artificiale si articola in diversi campi, e la possiamo usare sia nel nostro ambito di studi, sia nella nostra vita privata o professionale: tutto questo dipende dall’abitudine personale. Uno studente, ad esempio, potrebbe usarla per farsi spiegare un concetto in maniera rapida, mentre qualcun altro potrebbe usarla per formulare delle idee, o per confrontarsi su dei dubbi ben più complessi.

Essere gentili con i chatbot - Thesis 4u

Una cosa è certa però: gli utenti tendono ad utilizzare automaticamente le stesse regole della comunicazione umana, anche quando sanno di non star parlando con una persona reale. Questo accade perché, spesso, le interfacce dei chatbot sono progettate proprio per imitare la conversazione reale e naturale. Questo rende l’interazione più spontanea, al punto che diventa anche difficile credere che si tratti di una conversazione “artificiale”.

Essere gentili con i chatbot, però, non è solo una scelta tecnica e strategica: mantenere un’abitudine alla pazienza, alla comprensione e alla chiarezza aiuta a preservare la nostra empatia, che applichiamo quotidianamente con i nostri familiari, gli amici, o anche i nostri colleghi.

Pertanto, come abbiamo visto, essere gentili con i chatbot può davvero essere la scelta migliore da fare nel momento in cui vogliamo ottenere delle risposte precise. Tuttavia, vi siete chiesti quale sia la chiave per formulare un buon prompt, al fine di farne un uso ancora più ottimale? Andiamo a scoprirlo insieme!

Innanzitutto, la conversazione con un chatbot deve essere basata su uno scambio chiaro e ben strutturato: oltre che essere gentili con i chatbot, bisogna definire fin da subito un contesto preciso, indicare cosa si vuole ottenere e, se necessario, specificare anche il tono o il formato della risposta. In questo modo, l’intelligenza artificiale dovrebbe riuscire a interpretare meglio la richiesta e a fornire risposte più utili o pertinenti.

Alcuni accorgimenti che potrebbero essere usati durante la conversazione con l’ai, oltre che a essere gentili con i chatbot potrebbe essere i seguenti:

  1. Date sempre un ruolo e siate specifici: invece che rimanere sul vago, provate a parlare al chatbot assegnandogli un ruolo da seguire, perché questo orienterà di certo l’intelligenza artificiale a una risposta più mirata;
  2. Definite il tono e i vincoli: potrebbe essere utile specificare il tono che vorreste nella vostra risposta, magari “più professionale” o “più accademico”, oppure potreste indicare anche la lunghezza ed eventualmente, il formato della risposta;
  3. Fornite degli esempi concreti: infatti, oltre che saper associare le emozioni, l’intelligenza artificiale impara anche tramite esempi;
  4. Chiedete più chiarimenti: la prima risposta spesso non è sempre quella definitiva, e quindi potreste provare a riformulare, approfondire o tagliare il vostro discorso, migliorando gradualmente il risultato.
  5. Mantenete il contesto della conversazione: i chatbot, infatti, potrebbero lavorare meglio nel momento in cui mantengono la stessa conversazione; pertanto, sarebbe meglio continuare a lavorare sulla stessa chat, così da non dover ripetere sempre le stesse istruzioni.

Inoltre, quando chiedete dei chiarimenti, sempre ricordando di essere gentili con i chatbot, è importante che non vi limitiate a dei semplici “come?” o “perché?”: questi espedienti, infatti, non forniscono un contesto completo e ottimale da usare, e potreste ritrovarvi delle risposte incomplete o non soddisfacenti come vi aspettereste.

Alla fine, quindi, è importante cercare di capire se abbiamo trovato una risposta alle nostre domande iniziali: “ha senso essere gentili con i chatbot?”, “questa abitudine può cambiare il modo in cui l’intelligenza artificiale formula le proprie risposte?”. Forse, la risposta potrebbe essere divisa in due parti.

Da un lato, l’intelligenza artificiale non prova delle vere e proprie emozioni, e teoricamente, non dovrebbe riconoscere la gentilezza, sebbene gli studi che abbiamo riportato, ci dimostrano che il modo in cui formuliamo le richieste possano influenzare concretamente la qualità delle risposte: più il linguaggio è chiaro, più è strutturato e contestualizzato, allora saranno migliori i risultati.

Essere gentili con i chatbot - Thesis 4u

Forse, la verità è che dire “grazie” o “per favore”, non è proprio tutto quello che serve per rendere un chatbot più efficace, ma spesso potrebbe simboleggiare la richiesta di una risposta più curata, completa e naturale. Essere gentili con i chatbot, significa, in un certo senso, anche imparare a comunicare meglio, chiarendo le proprie esigenze e spiegando le ragioni dei propri dubbi.

In più, come abbiamo potuto vedere, il modo in cui interagiamo con l’intelligenza artificiale, riflette anche, inevitabilmente, le nostre abitudini quotidiane. Anche se dall’altro lato non è presente una persona, continuiamo ad usare gli stessi schemi comunicativi umani, quasi in maniera automatica. E, come abbiamo visto, riuscire a mantenere la pazienza è davvero essenziale, e permette di mantenere un tono etico e una migliore qualità della comunicazione.

Sicuramente, il mondo dei chatbot è in continua evoluzione, cambia aspetto e modalità di funzionamento, ma una cosa è certa: la nostra capacità di spiegare dei concetti, grazie all’utilizzo della gentilezza in questi strumenti, potrebbe diventare più consapevole ed efficace.