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Oggi parleremo di un approccio marketing alle Risorse Umane che prende il nome di Employer Branding, e proveremo a convincerti sul perché è così importante sviluppare una Employer Branding Strategy. Se sei un dipendente di un’azienda, cerchi lavoro, o vuoi che la tua azienda occupi una posizione strategica all’interno del mercato del lavoro, ti consigliamo di continuare la lettura. Iniziamo!

Cosa si intende quando si parla di Employer Branding?

L’Employer Branding riguarda la reputazione di un’azienda in qualità di luogo in cui lavorare, un aspetto che non coinvolge unicamente i dipendenti che attualmente lavorano per il brand, ma anche i possibili lavoratori futuri e soprattutto i clienti che usufruiscono del prodotto/servizio offerto.

Spesso le aziende sono talmente tanto concentrate sull’immagine che il proprio marchio ha agli occhi dei clienti, da mettere in secondo piano i pensieri e gli stati d’animo dei propri dipendenti, non considerando che proprio la testimonianza di chi arriva dal basso (ovvero i collaboratori dell’azienda) crea valore e attira consumatori e persone che desiderano lavorare per l’organizzazione.

employer branding

Al giorno d’oggi un dipendente infelice può con un click rendere pubblico su un social network un post in cui parla della sua esperienza negativa presso un’azienda, e questo può avere delle importanti ripercussioni sul marchio. Infatti, i clienti possono scegliere di non acquistare i prodotti, o di non usufruire del servizio offerto da un’organizzazione che tratta male i propri dipendenti, e analogamente, una persona in cerca di lavoro ci penserà due volte prima di inviare il proprio curriculum all’azienda in questione.

Per questo motivo negli ultimi anni si sente spesso parlare di Employer Branding Strategy, ovvero la messa in opera da parte delle aziende di un piano che, attraverso l’investimento in tendenze quali ad esempio la Employer Experience e la People Experience (di cui parleremo in seguito), abbia come obiettivo ultimo quello di dimostrare al mondo che la propria azienda è un luogo fantastico in cui lavorare.

Quali sono gli obiettivi che l’Employer Branding si pone?

Il processo di Employer Branding si focalizza sui seguenti tre punti fondamentali:

  1. Valorizzare l’azienda in qualità di luogo ideale in cui lavorare.
  2. Attrarre i profili più interessanti tra le persone che vogliono lavorare per il marchio.
  3. Trattenere in azienda le persone che risultano essere più affini per il marchio a livello di valori, cultura e strategie aziendali.

L’obiettivo 3 è dal mio punto di vista molto interessante, in quanto si contrappone all’idea secondo cui un impiegato deve ritenersi fortunato ad avere un lavoro, a prescindere dal fatto che si senta triste. Questo stato d’animo porta il dipendente a continuare a lavorare per un’azienda che non lo rispetta, perché pensa di essere facilmente rimpiazzabile e che magari non troverà un’altra occupazione.

In ottica di Employer Branding invece, le aziende si rendono conto di quanto al giorno d’oggi sia difficile assumere talenti, e una volta che riescono a includere nel loro team delle persone in linea con il proprio brand, cercano di fare qualsiasi cosa per tenerseli stretti e garantirne il benessere sul posto lavorativo.

Appare chiaro che il raggiungimento di questi obiettivi è il frutto di un lavoro duro che si ottiene solamente mettendo in atto una vera e propria strategia: attività sporadiche non porteranno certamente a pieni risultati. Inoltre, bisogna costantemente monitorare e misurare gli effetti del piano attuato sui dipendenti attuali e futuri, e sul business.

Lavori per l’ufficio Risorse Umane di un’azienda e vuoi saperne di più sull’Employer Branding? Oppure sei in cerca di lavoro e vuoi sapere quali aspetti tenere in considerazione prima di inviare la tua candidatura ad un’azienda? Continua a leggere per scoprire quali sono le azioni indispensabili che devi mettere in atto!

Come può un’azienda sviluppare il proprio Employer Branding?

Tra gli obiettivi che l’Employer Branding si pone, abbiamo parlato di valori, cultura e strategie aziendali che i profili affini all’azienda devono avere. Ovviamente, se vogliamo delle persone che rispettino i nostri valori, in modo tale da mostrarli anche all’esterno, è di fondamentale importanza definire quali sono i valori veramente importanti per l’azienda.

Un buon modo per definire gli elementi che compongono l’Employer Branding può essere attraverso la comunicazione interna, ovvero ponendo direttamente ai dipendenti domande sui loro valori, sulla loro cultura e su quali strategie aziendali metterebbero in atto.

Una volta individuati i giusti dipendenti, è il momento di tenerseli stretti, e un ottimo modo è investire su tendenze quali la Employer Experience e la People Experience. E’ necessario fornire ai dipendenti le tecnologie giuste con cui lavorare (soprattutto in tempi di smart working) e garantire fiducia e flessibilità: non importa quanto tempo i dipendenti passino alla scrivania, ma il risultato che ottengono alla fine della giornata.

Infine, è fondamentale porre continue domande ai propri dipendenti, come ad esempio “Cosa trovi unico nel tuo ruolo/nel tuo dipartimento?”, “Perché scegli di continuare a lavorare per noi ogni giorno?”, e chiedere continui feedback sull’ esperienza lavorativa percepita da collaboratori e potenziali candidati (Employer Value Proposition)

Fino ad adesso abbiamo visto a grandi linee come un’azienda possa sviluppare il proprio Employer Branding, ma per quanto si tratti di un processo che non segue delle regole ben precise, esistono delle fasi caratterizzanti valide per ogni marchio, che abbiamo elencato dettagliatamente nel prossimo paragrafo.

Quali sono le sei fasi che caratterizzano il processo di Employer Branding?

Vediamo a questo punto quali sono le sei azioni indispensabili per un’azienda che vuole mettere in atto una Employer Branding Strategy.

  1. Pensa alla tua strategia di crescita complessiva: senza un piano per rendere felici gli impiegati, è difficile realizzare l’obiettivo!
  2. Ricerca i tuoi potenziali clienti e i tuoi competitors: capire come i competitors vendono i tuoi stessi servizi, o come assumono il personale, aiuta a capire come distinguersi.
  3. Sviluppa la tua strategia per attrarre i giusti talenti.
  4. Costruisci strumenti per comunicare il brand: non basta costruire il brand, bisogna renderlo noto il più possibile.
  5. Lancia il brand: dimostra e vivi l’Employer Branding nel tempo.
  6. Ottimizza la visibilità e l’impatto che l’Employer Branding ha sulle assunzioni.

N.B: esistono moltissimi strumenti con cui puoi comunicare il brand, come ad esempio Slack, Yammer, HipChat, Cloud technology come Google Drive, piattaforme come Google, Apple e Microsoft che contengono email, calendari e documenti, ma anche foto e video che in maniera veritiera, autentica e genuina raccontino la vita dei dipendenti all’interno dell’azienda.

Adesso hai chiare le fasi che caratterizzano il processo di Employer Branding, ma pensi che non faccia per te perchè la tua azienda è molto piccola? Niente di più sbagliato! Come vedrai spiegato di seguito infatti, l’Employer Branding può essere applicato a qualsiasi marchio.

L’Employer Branding Strategy riguarda solo le grandi aziende?

Molte aziende ritengono che l’Employer Branding possa essere applicato solo da grandi aziende come Google o Apple, ma non è così! Il benessere dei dipendenti e la reputazione dell’azienda, sono aspetti importanti per ogni singolo brand che voglia posizionarsi sul mercato del lavoro.

Avere un dipartimento Risorse Umane strategico, e che non svolga unicamente una funzione amministrativa, è fondamentale anche se l’azienda è molto piccola, in quanto dietro ogni prodotto o servizio ci sono delle persone che lavorano, che vogliono sentirsi rispettate e non devono pensare di essere facilmente sostituibili con un altro dipendente.

Se sei interessato/a ad un esempio pratico di Employer Branding Strategy, ti consigliamo l’intervista con Anna Bertoldini, in merito alla sua esperienza con Glovo.

Quali sono le sfide più grandi dell’Employer Branding?

Abbiamo visto che l’Employer Branding può e deve essere applicato anche in piccole azienda, ma quali sono le sfide e le difficoltà che un’azienda deve considerare quando si cimenta in questo percorso?

Una domanda che spesso ci si pone è: “Chi si occupa di Employer Branding all’interno di un’azienda?”. Sicuramente non esiste un unico dipartimento che se ne occupa, bensì è necessario che collaborino tre dipartimenti aziendali: Risorse Umane, Marketing e Comunicazione.

Ne deriva che il set di competenze di chi lavora nell’ambito dell’Employer Branding, e dunque a contatto diretto con le persone, deve essere più complesso, in quanto un Employer Branding Manager deve sentirsi in grado anche di parlare di dati e strategie di Digital Marketing. Inoltre, costituiscono un valore aggiunto un approccio agile, curiosità, un mindset dinamico e intelligenza emotiva, una importantissima qualità di cui abbiamo parlato in un precedente articolo del Blog che puoi leggere cliccando qui.

Quali conclusioni possiamo trarre in seguito a questa trattazione sull’Employer Branding?

Come abbiamo visto nel corso di questa trattazione, quella fornita dall’Employer Branding è una prospettiva completa e a lungo raggio, che parte con il presupposto di migliorare l’esperienza lavorativa dei dipendenti attuali dell’azienda, e permette di ottenere una serie di vantaggi quali un migliore engagement dei talenti presenti sul mercato del lavoro, un miglioramento effettivo della reputazione dell’azienda e una maggiore efficacia delle strategie di social recruiting.

Abbiamo però detto anche che si tratta di un percorso duro, che necessita l’organizzazione di una strategia la quale deve essere messa in atto tutti i giorni, e presuppone la richiesta di feedback continui ai dipendenti: solo in questo modo l’Employer Branding avrà gli effetti desiderati sull’azienda!

Se pensi di essere pronto ad intraprendere un percorso di questo tipo, segui i nostri consigli su come sviluppare il tuo Employer Branding! Se invece hai già iniziato e ora non puoi più rinunciarci, raccontaci la tua esperienza sui nostri social.

About the author: Camilla, Blog Ambassador

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