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Oggi andremo alla scoperta del mondo delle emozioni, ed in particolare ci concentreremo su un tipo di intelligenza che prende il nome di intelligenza emotiva. Se questo tema ti incuriosisce, e ti piacerebbe scoprire cosa significhi avere un approccio mentale più aperto, dai uno sguardo a questo articolo di Laura, Blog Ambassador dell’Ambassador 1.0: Mindset: hai un approccio mentale statico o dinamico? – Thesis 4u

Sapevi che l’intelligenza emotiva è uno degli otto tipi di intelligenza?

Da un punto di vista teorico l’intelligenza è definita come la capacità di comprendere l’ambiente in cui ci troviamo e di risolvere i problemi che si presentano in ogni momento delle nostre vite, in ambito sociale, culturale e politico.
Come ben saprai, questa qualità è spesso associata ad un valore, conosciuto come QI (Quoziente Intellettivo), che la misura numericamente.

Quello che forse non sai è che ad oggi sono state introdotte tante altre metriche di giudizio, e questo accade perché si parla sempre più spesso di teoria delle intelligenze multiple.
Ebbene sì! Secondo lo psicologo statunitense Gardner, non esiste un’unica intelligenza ma diverse forme di essa, ognuna indipendente dalle altre.

Il Quoziente della creatività, ad esempio, misura l’abilità di una persona di imparare nuovi argomenti, il Quoziente Linguistico-Verbal, misura l’intelligenza utilizzata per articolare le parole in modo efficace.
Il Quoziente Emotivo (QE) è invece la metrica che permette di stabilire quanto una persona è in grado di riconoscere, capire, gestire le proprie emozioni, ma anche capire e influenzare le emozioni di chi gli sta attorno.

Tra tutti i tipi di intelligenza, quella più importante e che rappresenterebbe addirittura un fattore più determinante rispetto al quoziente intellettivo, è proprio quella misurata dal QE, che prende il nome di intelligenza emotiva.

intelligenza emotiva

Ma che cosa si intende per intelligenza emotiva?

Nel 1995 Goleman pubblicò ‘Intelligenza emotiva’, un libro diventato ad oggi un best seller consigliatissimo (lo puoi acquistare qui), in cui lo psicologo mette in luce l’importanza della componente emozionale anche nelle funzioni più razionali del pensiero.
Secondo lo psicologo l’intelligenza emotiva può essere definita come la capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri, e saper gestire positivamente le proprie emozioni, anche in termini di interazioni con altre persone.

Dal mio punto di vista, ciò che rende molto interessanti le sue teorie è il fatto che Goleman affianca l’analisi dei comportamenti legati alle emozioni ad una serie di studi scientifici e di test che negli anni ha effettuato su adulti e bambini.


Un famoso test proposto nel libro e che mi ha particolarmente colpito è il “Test della caramella”. Questo studio fu condotto su alcuni bambini, e poi ripetuto sugli stessi in età adulta, e secondo lo psicologo mette in luce la capacità delle persone intelligenti emotivamente di rimandare la gratificazione.
L’idea del test è molto semplice: avere una caramella e mangiarla subito, oppure aspettare un po’ di tempo e averne due? Incredibilmente, i bambini che avevano scelto di aspettare e mangiare due caramelle, intervistati da grandi si sono dimostrati più abili nelle relazioni, con buoni posti di lavoro ed una vita felice. Voi che cosa avreste scelto?


Per fare un altro esempio di intelligenza emotiva, avete mai sentito un professore dire di un suo alunno “Il ragazzo è intelligente ma non si applica”? Goleman spiega che per quanto alcuni studenti abbiano punteggi molto alti in termini di quoziente intellettivo, questi non ottengono ottimi risultati scolastici a causa della mancanza di intelligenza emotiva (ad esempio il ragazzo passa le giornate a guardare serie tv anziché studiare).

Scopriamo i 5 pilastri dell’intelligenza emotiva secondo Goleman.

Dopo la pubblicazione di Goleman, tanti altri scienziati hanno approfondito questo studio con varie teorie e modelli, ma le 5 caratteristiche proposte dallo psicologo sono sempre presenti. Andiamo dunque ad analizzarle insieme!

1. Consapevolezza di sè.

La consapevolezza di sé consente ad ognuno di noi di capire cosa stiamo provando in un determinato momento.
Questo è importante se ad esempio ci troviamo di fronte ad una scelta: se stiamo valutando quale percorso universitario intraprendere, per quanto possiamo concentrarci sulla città o sugli esami da affrontare, la componente emotiva ha una parte importante che non possiamo sottovalutare.

2. Autocontrollo nel riuscire a dominare le emozioni forti.

È importante riuscire a canalizzare le emozioni negative facendo qualcosa di positivo, come ad esempio fare attività fisica, uscire con gli amici e la famiglia, distogliere i pensieri dalla rabbia, dedicarci all’arte, iniziare un’attività di volontariato, evitare persone negative.


Un aspetto fondamentale è essere in grado di gestire le emozioni senza che prendano il controllo su di noi, ad esempio sfogare la rabbia potrebbe essere un modo per alimentarla anziché vincerla.


Secondo Goleman dovremmo pensare alle nostre emozioni negative come qualcosa di transitorio (panta rei come direbbe il caro Eraclito), al fine di evitare di creare una spirale di negatività da cui è difficile uscire.
Essere tesi prima di un esame, o avere ansia il primo giorno di lavoro, sono stati d’animo assolutamente normali, ma essere sempre in ansia rappresenta un problema.

3. Motivazione.

La motivazione consiste nello spronare noi stessi al raggiungimento dei nostri obiettivi con passione, prescindendo da fama e fortuna.
Ad esempio, mi dispiace molto dirlo, ma fare ingegneria perché così è più facile trovare lavoro non è sufficiente al raggiungimento del successo!

4. Riconoscimento delle emozioni altrui.

Le persone dotate di intelligenza emotiva sanno riconoscere le proprie emozioni e anche i sentimenti degli altri. Avere empatia significa essere in grado di cogliere i segnali emozionali di chi ci circonda, ad esempio attraverso la postura, un cambiamento nello sguardo o nel tono della voce.

5. Abilità sociali.

Le abilità sociali consistono nel gestire le emozioni nelle relazioni, il che si riflette ad esempio nel sapere comunicare efficientemente o essere in grado di modificare emozioni altrui.
Ovviamente non possiamo pretendere di influenzare le emozioni degli altri se non siamo capaci come prima cosa di influenzare noi stessi!

L’intelligenza emotiva può essere allenata?

Abbiamo quindi capito l’importanza dell’intelligenza emotiva, e che entrare in contatto con le emozioni, e imparare ad usarle al meglio, può aiutarci a vivere una vita che emotivamente ci appaga.
Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione a questo punto è che l’intelligenza emotiva può essere allenata, e questa è un’ottima notizia! Vediamo alcuni esempi pratici su come allenare la nostra intelligenza emotiva.

1. Migliorare la granularità emotiva.

Cosa si intende per granularità emotiva? Avere una buona granularità emotiva significa sapere distinguere le varie sfaccettature delle emozioni che proviamo: sentirsi bene può significare tante cose (felice, innamorato, appagato, orgoglioso), come anche sentirsi male (schifato, arrabbiato, annoiato, solo).

Una persona emotivamente intelligente è in grado di capire bene quello che sente: sto male → mi sento solo → chiamo un amico, oppure sto male → mi annoio → riprendo a leggere quel libro che ho lasciato sul comodino.

Avere una granularità emotiva scarsa invece può portare a cali dell’umore, e non riuscire a capire bene il proprio stato d’animo porta a delle modalità inefficaci per contrastare il problema.

2. Conoscere nuove parole.

Può sembrare banale, ma riconoscere le sfaccettature delle emozioni ed essere in grado di descrivere la particolare sensazione che si sta vivendo in un determinato momento, è un buon modo per allenare la propria intelligenza emotiva.
Ad esempio, l’invidia e la gelosia sono due emozioni che spesso vengono utilizzate in maniera interscambiabile, ma in realtà sono molto diverse!

3. Creare le proprie emozioni.

Ogni volta che il cervello non sa dare un nome ad uno stato d’animo, lo etichetta come ‘diverso’, e questo non va bene, soprattutto se si tratta di un’emozione che viviamo frequentemente. Ecco perché è importante dare un nome alle emozioni uniche che proviamo.
Ad esempio, in tempi recenti è stato coniato il termine pronoia, che sarebbe il contrario di paranoia, e va a caratterizzare lo stato d’animo di quelle persone convinte che tutti vogliano aiutarli.

E se l’intelligenza emotiva fosse la chiave del successo?

Hai capito che l’intelligenza emotiva può essere allenata, ma che vantaggio ne traggono le varie professioni?
L’intelligenza emotiva rappresenta un requisito centrale per professionisti di ogni tipo, dall’insegnante al coach, dall’impiegato al dirigente, ma anche in ambito scolastico e universitario.


Le qualità di una persona dotata di intelligenza emotiva, quali empatia, auto coscienza, mentalità positiva, desiderio di realizzazione, passione, capacità di adattamento, desiderio di vedere gli altri avere successo, sono diventate ormai requisito fondamentale richiesto anche dalle aziende.


Il legame tra benessere psicofisico dei dipendenti e prestazioni lavorative sta iniziando ad essere chiaro agli occhi di grandi aziende come ad esempio Google, che mette a disposizione dei propri lavoratori aree di relax dotate di parecchi comfort, al fine di aumentarne la produttività.

Le caratteristiche di un leader con intelligenza emotiva.

Secondo Goleman, una persona dotata di intelligenza emotiva avrebbe le qualità necessarie da renderlo un leader in grado di eseguire al meglio il ruolo che riveste. In un leader dotato di intelligenza emotiva, possiamo riconoscere alcuni tratti caratteristici e comportamentali.

  1. Capacità di stabilire una connessione emotiva con gli altri.
  2. Mettere in parole la propria visione del futuro in modo da motivare i propri colleghi.
  3. Capacità di sviluppare le competenze dei propri colleghi, fornendo loro obiettivi che li fanno crescere.
  4. Disponibilità nell’investire tempo ed energia nella crescita dei propri dipendenti.
  5. Riuscire a collaborare con i propri colleghi facendo vedere in che modo il leader affronta ostacoli e sfide.
  6. Dare feedback positivi per ricordare i traguardi raggiunti, e proporre degli accorgimenti pratici nel caso in cui il collega non sia stato in grado di raggiungere un determinato risultato.
  7. Capacità di risolvere conflitti, gestendo al meglio l’emozione, ritrovando la calma prima di esprimersi per capire il punto di vista dell’altro.
  8. Atteggiamento positivo: pensare di riuscire a lavorare insieme per arrivare all’obiettivo comune.

Quali conclusioni possiamo trarre da questa trattazione sull’intelligenza emotiva?

L’intelligenza emotiva è senza dubbio una risorsa preziosa: non a caso si dice che “il sale della vita sono le emozioni che vivi”, e che “le relazioni sono uno scambio di emozioni tra persone”.


Al di là di come la scuola ci vorrebbe, o l’università, o il mondo del lavoro, tutti noi dovremmo prenderci un momento per noi stessi, per ascoltare le nostre emozioni e addomesticarle in modo che non ci facciano più paura.
Questo potrebbe portarci ad affrontare con ottimismo i fallimenti (ad esempio la bocciatura di un esame), attribuendo non tutte le colpe a noi stessi (non ho studiato abbastanza) ma cercando di modificare alcuni dettagli che ci hanno portato a fallire (un metodo di studio sbagliato o che non fa per noi).

Nonostante questo, sarebbe insensato trasformare il QE come unico requisito per ottenere successo, e nonostante le qualità e i comportamenti di cui abbiamo precedentemente parlato non vadano mai tralasciate nelle nostre valutazioni, il QI rimane sicuramente un fattore più rilevante e predittivo.

Ora che abbiamo scoperto cosa sia l’intelligenza emotiva, cosa ne pensi? Ti ritieni una persona emotivamente intelligente? Condividi sui nostri social altri esempi pratici per allenare l’intelligenza emotiva!

About the author: Camilla, Blog Ambassador.

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