Ti sei mai chiesto che fine fanno i dati digitali dopo la morte di qualcuno?
Ciao a tutte e tutti e bentornate/i in questo nuovo articolo del Blog di Thesis 4u, la startup innovativa che mette in collegamento gli studenti e le studentesse con le aziende, grazie alle tesi di laurea in azienda.
La laurea è il coronamento di un lungo percorso di studi, caratterizzato da fatica e sacrifici, ma anche bellissimi momenti, tra risate, sessioni di studio in compagnia e molto altro.
Scrivere la tesi permette finalmente non solo di laurearsi, ma anche di fare una ricerca concreta su un ambito di proprio interesse, che dimostri le conoscenze acquisite durante gli anni di università oltre a un grado di studio e analisi individuale dello specifico tema.
Questo è anche il caso di Chiara Pulvirenti, che ci ha incuriositi con la sua tesi che tratta il tema dell’eredità digitale. Ti sei mai chiesto che fine fanno i dati e i beni digitali dopo la morte del loro proprietario? Se la tua risposta è sì, allora non puoi perderti la tesi sull’eredità digitale di Chiara.
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Come è nata l’idea della tesi sull’eredità digitale di Chiara?
Prima di imbatterci nella sua tesi sull’eredità digitale, conosciamo Chiara. Chiara fa parte del mondo di Thesis 4u, in qualità di consulente tesi. Se vuoi scoprire di più su quello che fa Chiara in Thesis, abbiamo scritto un articolo apposta!
Chiara, dopo il liceo classico, ha individuato la sua propensione nello studio del diritto, e spinta dallo spirito di giustizia è entrata nella facoltà di Giurisprudenza presso l’Università di Catania, laureandosi nel 2019.
Arrivato il momento di pensare alla tesi, ha iniziato a fare ricerche all’interno dell’università per capire chi potesse essere il miglior relatore a cui rivolgersi. La parola chiave per lei era “velocità”, quindi ha cercato di portarsi avanti il più possibile.
Le sue ricerche hanno avuto un esito corrispondente al suo professore di Biogiuridica, disciplina che si occupa di questioni etiche, sociali e giuridiche rapportate al corpo umano, le biotecnologie e la vita. Poiché questa materia aveva colpito molto Chiara, tanto da farle guadagnare il massimo dei voti all’esame, ha scelto proprio di rivolgersi a questo professore.
Poco prima di confrontarsi col professore, fortunatamente la cugina di Chiara le aveva chiesto se avesse pensato a un argomento per la sua tesi. Lei ci ha raccontato che al sentire questa domanda è rimasta spiazzata, perché non aveva pensato a nessun argomento.
Casualmente, dopo quella conversazione, si è imbattuta su Facebook in un articolo di un blog che parlava proprio di eredità digitale. Trovò questo articolo molto interessante e, capendo che poteva essere adatto alla Biogiuridica, decise di proporre e approfondire questo tema.
E infatti, il relatore ha accolto la proposta di Chiara con molto entusiasmo, anche perché lui stesso stava cercando di fare un po’ di chiarezza sull’argomento e capirne un po’ di più.
Una volta approvato il tema della tesi, Chiara ha iniziato a fare le prime ricerche. Però, avendo pensato al tema all’ultimo, Chiara non ha approfondito la ricerca e si è ritrovata a scoprire che il materiale e le fonti relative ad esso erano quasi nulli.
Il lato negativo di una tesi sull’eredità digitale, ma anche quello affascinante, era proprio il fatto che l’argomento fosse praticamente nuovo, che sta maturando progressivamente con lo sviluppo della tecnologia. E anche in ambito giuridico chiaramente nel 2019 c’era una carenza di leggi sul tema e nessuno si era mai espresso in merito.
Nonostante questa pecca, Chiara non si è fatta abbattere e man mano è riuscita a reperire il materiale necessario per iniziare.
Dentro la tesi sull’eredità digitale: come si sviluppa e prende forma una ricerca innovativa?
Chiaramente la legge americana era più fornita, con un maggior numero di sentenze in materia di eredità digitale e a livello teorico alcuni autori avevano scritto di questo tema, per questo Chiara si è affidata molto ad essa.
Per quanto riguarda la situazione italiana, siccome ancora era molto acerba, Chiara ha deciso di iniziare ad approcciarsi al tema dell’eredità digitale toccandola da un punto di vista generale.
In Italia, l’eredità primariamente era considerata una quantità di ricchezza materiale che si trasmetteva all’interno del proprio nucleo familiare, in modo da non farla disperdere. Pian piano poi, si è iniziato ad estendere il concetto di eredità anche ai beni immateriali, che però comunque avevano valore economico.
Oltre a questo, ha inserito poi alcuni autori italiani che hanno iniziato a parlare del tema. L’obiettivo della tesi sull’eredità digitale di Chiara, era però il lato social, un aspetto non del tutto valutabile a livello economico.
Per quanto riguarda l’aspetto social, ha iniziato a parlare della figura del provider, che si occupa di gestire la successione dei beni digitali.
Nel frattempo, c’è stata anche qualche sentenza italiana, a partire da quando, con la morte di Pavarotti, è sorto il problema della successione. Pavarotti conservava nel PC una serie di file, testi e registrazioni musicali inedite, tutto materiale che i suoi eredi desideravano ottenere.
Chiara ha studiato questo caso, scoprendo che poi la questione si è risolta positivamente per gli eredi che, a seguito di una sentenza del tribunale, hanno avuto la possibilità di utilizzarli. Quindi è stata creata una fondazione per raggruppare questi file e permettere l’accesso ad essi.
Tra le fonti italiane che Chiara ha utilizzato per la sua ricerca, c’è anche tutta una serie di materiali relativi al notariato. I notai, visti gli sviluppi tecnologici e le questioni legali che iniziavano pian piano ad emergere, avevano già iniziato a creare una sorta di vademecum per indirizzare il comportamento delle persone.
Già a partire dal 2007, i notai avevano iniziato a consigliare, per chiunque potesse avere all’interno del PC del materiale utile o rilevante per diversi motivi, di stabilire fin da subito a chi lasciare la propria eredità digitale.
Questo consiglio rimane ancora valido e molto utile, perché Chiara, facendo alcune ricerche, ha notato che anche nel 2026 la legge non si è ancora del tutto espressa.
Quindi il consiglio è di fare un vero e proprio testamento, archiviando un file contenente tutte le password per l’accesso ai contenuti digitali, e delegando una persona che possa accedervi alla morte del proprietario, con una serie di indicazioni utili.
In America erano persino nati dei siti e servizi online, come “My Last Email”, dove l’utente poteva registrarsi e lasciare le password che sarebbero state utilizzate dopo la sua morte. Si trattava però di strumenti piuttosto fragili, poiché un sito può sempre chiudere o fallire improvvisamente.
Quello che più ha colpito e incuriosito Chiara nel percorso verso la tesi sull’eredità digitale, non è tanto il problema derivato dalla morte di personaggi famosi o dai loro grandi patrimoni, quanto invece tutto ciò che riguarda le persone comuni. Si è chiesta “Dove finirebbero i dati di una persona qualsiasi?”.
A partire da questo quesito si è imbattuta in casi davvero forti, di genitori che avevano subito la perdita di un figlio, magari in seguito ad un suicidio, e che quindi facevano pressione per accedere a tutti i suoi materiali, per scoprire le motivazioni di queste decisioni o anche semplicemente per mantenerne il ricordo.
Infatti fotografie, video o messaggi che a primo impatto potrebbero sembrare banali, possono assumere un significato diverso dopo la perdita di una persona cara, diventando un contenuto preziosissimo a livello affettivo.
Da qui poi il resto è venuto da sé: nonostante le difficoltà iniziali relativa alla scarsità delle fonti, poi, spinta dal forte interesse per l’argomento è riuscita a scriverci una tesi. A partire da queste sentenze e casi italiani ed americani, è riuscita a ricostruire un quadro legale della situazione.
Dopo la tesi sull’eredità digitale: cosa è rimasto a Chiara dall’esperienza universitaria e della tesi?
Una volta finito di scrivere la sua tesi sull’eredità digitale, Chiara era veramente soddisfatta ed entusiasta. Il tema l’aveva appassionata tantissimo e averla finita è stato un grande traguardo, considerate le difficoltà iniziali.
E il risultato ha colpito anche il suo relatore! Proprio perché si era mostrato subito interessato all’argomento e lui stesso stava facendo ricerche sul tema, è rimasto molto soddisfatto del lavoro.
E Chiara ci ha raccontato che durante lo sviluppo della tesi sull’eredità digitale, il relatore l’ha lasciata completamente libera. Tutto ciò che le era stato detto di lui, e cioè che è super tranquillo e poco puntiglioso, si è rivelato assolutamente vero.
Certo, leggeva i capitoli, seguiva gli avanzamenti e prendeva atto del lavoro di Chiara, ma senza intervenire troppo con appunti o correzioni.
Questo è stato positivo per molti aspetti, perché così Chiara ha potuto procedere con le sue ricerche e la stesura senza apportare modifiche, ma dall’altro lato ha generato anche dell’incertezza, e il dubbio che qualcosa stesse andando storto, senza alcuna indicazione.
Oltre alla mancanza di feedback, ha anche avuto alcune difficoltà con la gestione e organizzazione del lavoro: a volte si trovava a scrivere, poi cancellare e ricominciare da capo.
Oppure ancora, ci ha raccontato che all’inizio è stata dura rapportarsi con l’indice o con la selezione delle fonti, che ha pensato di non potercela fare, pentendosi in un primo momento dell’idea di quel tema.
Poi, a posteriori, ringrazia sua cugina che quella volta le ha detto di pensare a un argomento, altrimenti avrebbe dovuto occuparsi di un tema scelto dal relatore e che magari non l’avrebbe entusiasmata come questo.
Oggi è contenta e soddisfatta di come è andata, e anche se scrivere una tesi può essere molto complicato, lei non ricorda questo periodo in modo negativo.
Proprio per questo ci ha detto che la scelta dell’argomento ha fatto tanto per fare in modo che scrivere la tesi sull’eredità digitale fosse un esperienza positiva.
Dalla scelta dipende anche lo spirito con cui si affronta la tesi. La tesi è un lavoro lungo, personale, che però ti permette di approfondire davvero un tema. E se questo ti appassiona, diventi anche più motivato e meticoloso, rendendo tutto il lavoro più semplice.
Inoltre Chiara ci ha detto che questa tesi sull’eredità digitale è stata un’esperienza molto formativa, e che tuttora sta sfruttando alcune nozioni che ha acquisito durante il percorso.
Sicuramente le ha insegnato a gestire lo stress, l’organizzazione e la gestione degli imprevisti, ma soprattutto a non fermarsi al primo ostacolo. Anche senza il supporto costante del suo relatore, chiara è riuscita ad andare avanti in autonomia.
E arrivata alla discussione poi, il relatore è rimasto soddisfatto, tutti l’hanno ascoltata con interesse, senza fare domande particolarmente complesse.
Successivamente, anche un magistrato le ha chiesto una copia della sua tesi sull’eredità digitale, anche lui colto dall’interesse per questo argomento.
E inoltre, ora che lavora in consulenza con Thesis, ora consiglia ai ragazzi che aiuta moltissime cose che ha imparato proprio durante la scrittura della sua tesi.
Tra queste:
- scegliere un relatore che non sia troppo puntiglioso ma comunque presente, che non ti ignori e risponda quando è necessario.
- scegliere un tema che entusiasma realmente.
- assicurarsi subito che l’argomento poggi su un buon numero di fonti, prima che sia tardi per cambiare.
Le riflessioni conclusive della sua tesi sull’eredità digitale: una necessità sempre più evidente
La conclusione a cui Chiara è arrivata nel 2019 quando ha concluso la tesi sull’eredità digitale, e che condivide tuttora, è che si tratta di una tematica estremamente attuale e importante, che per questo avrebbe bisogno urgente di una normativa specifica.
Con il progresso tecnologico, ci sono stati dei provider che hanno iniziato a porsi il problema, basti pensare a Google, Facebook o Instagram che hanno provveduto a un assaggio di soluzione introducendo strumenti per la gestione degli account inattivi o commemorativi.
La prima piattaforma a prendere provvedimenti è stata proprio Facebook, creando l’account commemorativo, una sorta di bacheca dove chi segue la pagine può lasciare un commento o un ricordo della persona che una volta ne era proprietaria.
E se invece il provider vede che un profilo è inattivo da un po’, inizia a contattare e mandare dei segnali per capirne le ragioni.
Ma l’iniziativa più vicina a una soluzione è quella pensata da Apple, che permette di creare un “legacy contact”, ovvero uno strumento che permette di designare una persona per accedere ai dati e beni digitali del proprietario. Non è un erede in senso giuridico, ma una figura incaricata appositamente.
A questa persona viene assegnata una chiave di accesso che, alla morte del proprietario e presentando il certificato di morte, avrà la facoltà di recuperare materiali come foto, video, note del telefono o documenti.
Certo, ci sono comunque dei limiti: non tutto è accessibile, soprattutto quando di parla di password di servizi esterni, però resta comunque un passo avanti.
Ma pensiamo anche agli abbonamenti attivi e contratti online. Se nessuno può più accedere a questi account, i siti continueranno a prelevare il denaro mensilmente, diventando potenzialmente un problema anche per gli eredi. Avere strumenti che permettano di interrompere, trasferire o gestire questi rapporti è essenziale.
Chiara, con questa tesi sull’eredità digitale, si è voluta concentrare sull’aspetto più affettivo del problema, ma il tema riguarda diversi aspetti anche più concreti. Eppure ancora oggi c’è poca consapevolezza sull’argomento.
Spesso ci si pensa solamente quando ci si trova direttamente coinvolti nella perdita di qualcuno, ma in realtà è qualcosa a cui tutti dovremmo iniziare a pensare, perché ormai viviamo gran parte della nostra vita online.
Ora più che mai infatti, questa realtà non può passare in secondo piano, eppure i giuristi non ci pensano. Al momento, quando mancano password o accessi diretti, spesso l’unica soluzione è rivolgersi al tribunale.
I giudici in questo caso cercano di adattare in maniera flessibile le regole del Codice Civile, in materia di rapporti interpersonali e di eredità. Ma resta comunque un sistema poco uniforme e per cui servirebbero leggi specifiche.
Ed è proprio per questo che già dal 2007 i notai avevano iniziato a consigliare una sorta di testamento digitale: lasciare istruzioni e indicazioni sulle password, sempre aggiornate e nominare una persona di fiducia, decidendo in anticipo cosa fare dei propri dati.
Ma il punto è questo: da giovani difficilmente pensiamo che possa succedere qualcosa, ma se ci fermiamo un attimo a riflettere, tutta la nostra vita passa attraverso dispositivi digitali. Non è più una questione di futuro, ma è già un tema del presente.
Anche strumenti come gli account commemorativi, per quanto utili, sollevano interrogativi importanti. Da. una parte permettono ai familiari e agli amici di conservare il ricordo, ma dall’altra ci si chiede se quella persona avrebbe voluto lasciare il proprio profilo online o ne avrebbe preferito la cancellazione.
S tratta di domande molto personali e difficili, che rendono ancora più evidente la necessità di una regolamentazione chiara, che possa bilanciare privacy, memoria e volontà individuale.
E a distanza di anni, Chiara continua a porsi le stesse domande che si poneva mentre scriveva la sua tesi sull’eredità digitale, ma adesso con ancora più convinzione che questo tema necessiti la giusta attenzione.
Se ti interessa leggere gli articoli Pubblica Tesi che abbiamo scritto, puoi trovarli sul nostro sito, nella sezione di Thesis 4u Journal. Non perderli!
Questa era la tesi sull’eredità digitale di Chiara. Se ti è piaciuta e il tema ti ha incuriosito, faccelo sapere attraverso i nostri canali social. A prestooo😉
Gaia





