Ciao a tutti/e e bentornati/e ad un nuovo articolo del blog di Thesis 4u, la startup innovativa che mette in collegamento gli studenti e le studentesse con le aziende grazie alle tesi di laurea in azienda.

Mettete per un momento da parte libri infiniti, appunti e ansia pre esame, per lasciare spazio a un mondo tutto nuovo: il mondo del lavoro. Un mondo pieno di volti sconosciuti, numerosi impegni e compiti da imparare, di confronto con i superiori e con i colleghi…

Quante volte ci siamo sentiti dire dai nostri genitori la frase “Quando sarai grande rimpiangerei i tempi in cui studiavi”? E noi non ci credevamo, perché l’interrogazione che avevamo il giorno dopo era di gran lunga, il problema più grande che avremmo mai dovuto affrontare nella nostra vita.

Certo, abbiamo tutti ricevuto la fatidica domanda del “cosa vorresti fare da grande?” Dai nostri parenti. E la maggior parte delle volte, forse per sviare la conversazione, abbiamo dato una risposta diversa, anche sbrigativa, guidati dalla passione che avevamo in quel momento.

Ma per gli studenti che sono prossimi alla laurea arriva il momento di affrontare il mondo del lavoro come prova della propria identità. E questo può far paura, tanta paura. Quasi come se fosse un rito di passaggio nel quale non è ammesso nessun passo falso, perché porterebbe al crollo di tutte le nostre certezze.

Gli studenti e le studentesse iscritte a qualsiasi tipologia di corso universitario, infatti, sono chiamati e chiamate a far fronte a queste prime esperienze, che sono anche grandi occasioni di scoperta: cosa, meglio di una prova concreta nel mondo del lavoro, ci consente di capire se abbiamo fatto la scelta giusta sul nostro percorso?

Il tirocinio universitario di solito consente il conferimento di un numero variabile di crediti formativi universitari (CFU) riconosciuti dall’ateneo universitario e validi al fine del conseguimento del titolo di studio. La sua durata può variare a seconda della tipologia e delle esigenze dell’università o dell’azienda ospitante.

Insomma, senza tirocinio, nella maggior parte dei casi possiamo dire addio alla nostra tanto ambita laurea!

Mettersi in gioco con il primo tirocinio può sembrare anche questo: entrare in un tunnel buio, con solo la propria torcia in mano; all’inizio si cerca di avanzare a tentoni, a volte si inciampa per mancanza di esperienza, ma ogni passo ci consente di andare avanti. Fino a quando non si scorgono i primi spiragli di luce.

Ed è qui che ci rendiamo conto delle prime vittorie e che la nostra strada verso il mondo del lavoro inizia a prendere forma.

Probabilmente queste sono le domande che più affollano la mente di chi si appresta al mondo del lavoro per la prima volta.

Domande normalissime, ma che si fanno strada soprattutto nell’attesa di fare qualcosa di nuovo. Mille dubbi si fanno strada nella nostra mente di studente, che oltre a sostenere gli esami, ricorda di dover pensare al suo futuro nel mondo del lavoro in maniera concreta.

Dall'università al mondo del lavoro: il tirocinio come rito di passaggio

Se queste paure vi suonano familiari e state pensando di trasformare il vostro tirocinio anche in un’occasione di scrittura di una tesi, in questo articolo vi illustreremo quattro direzioni che potremmo esplorare insieme per uscire da questo tunnel ed entrare nel mondo del lavoro!

Se queste ansie vi sembrano conosciute e state considerando la possibilità di trasformare il vostro tirocinio in un’opportunità per scrivere una tesi, in questo articolo vi presenteremo quattro direzioni che potremmo esplorare insieme per superare questa situazione e accedere al mondo professionale!

La tesi di laurea, innanzitutto, prevede la stesura di un testo ben preciso, di ricerca originale che varia a seconda della facoltà in esame. È un documento con cui si conclude un ciclo, di una triennale o di una magistrale, e ci conferisce il titolo di veri “dottori”, e dimostra che siamo esperti della nostra area di studi.

La tesi può essere anche fortemente legata alla nostra esperienza lavorativa, perché è proprio mettendoci in gioco che possiamo scoprire e arricchire il nostro bagaglio personale.

L’esperienza pratica può costruire una vera e propria fonte di ricerca. In questo contesto possiamo agire come osservatori, oltre che come tirocinanti: infatti ci trasformiamo in scienziati che raccolgono dati sul campo, confrontando le fonti acquisite con la teoria con quelle assorbite con la pratica, valutiamo le dinamiche organizzative e riportiamo tutto nel nostro magazzino mentale.

E poi, quando arriva il giorno fatidico di esposizione della nostra tesi, avremo avuto l’occasione di mettere per iscritto qualcosa che nasce dall’esperienza diretta.

Tuttavia, per entrare nel vivo dell’articolo serve una bella spiegazione chiara e lineare, al fine di comprendere appieno quello che ci spetta: i tirocini non sono tutti uguali: possono essere curricolari o extracurricolari. Il primo è strettamente collegato al percorso di formazione e ha il compito di creare un ponte tra le nozioni teoriche e la loro applicazione pratica in linea con i propri studi.

Il secondo, anche se non direttamente collegato al proprio percorso di formazione, punta comunque a fornire una prova pratica del mondo del lavoro, e potrebbe, in alcuni casi, presentare una forma di retribuzione in denaro.

In questi tirocini sono richieste delle competenze che potranno essere migliorate proprio con la pratica nel mondo del lavoro! Ecco qui elencarti alcuni esempi:

  1. Applicare le conoscenze apprese durante i corsi universitari: ad esempio la conoscenza in campo linguistico, nel settore economico, nell’ambito giuridico, in campi umanistici e molto altro;
  2. Acquisire esperienza pratica nel settore di interesse: andando a vedere nello specifico come adattarsi a un futuro posto di lavoro;
  3. Creare connessioni professionali che possono essere utili per future opportunità lavorative: questo fornisce una chance che permette allo studente di acquisire forte prestigio durante il suo percorso.

Inoltre, un’altra competenza che merita una menzione, in un mondo del lavoro in cui ormai le tecnologie sono quasi un’estensione del nostro corpo, è la propria abilità nell’utilizzo di dispositivi elettronici nella gestione di progetti, nell’organizzazione di presentazioni per dei siti web e nella risoluzione di eventuali problemi informatici che potrebbero presentarsi.

Ulteriormente, negli ultimi anni, anche nell’aspetto social sta acquisendo sempre più importanza, ed è diventato il mezzo principale con il quale le aziende possono far conoscere la propria attività al maggior numero di utenti possibili. Sempre di più, infatti, viene richiesto di occuparsi della gestione delle pagine online e della creazione di contenuti multimediali.

Certo, sto parlando proprio di loro. Degli studenti che si muniscono di una valigia, che escono dalla propria zona di comfort e decidono di intraprendere una prima esperienza nel mondo del lavoro all’estero.

Con questo non si decide solo di imparare un mestiere, ma di mettersi alla prova con una nuova lingua, imparare codici culturali diversi, essere ancora più immersi in questo tunnel buio e minaccioso…ma che forse, alla fine, vedranno una luce più intensa brillare solo per loro.

In questo caso, forse dopo un primo adattamento linguistico e shock culturale, gli studenti saranno formati nel mondo del lavoro attraverso modalità simili o differenti rispetto al proprio paese di origine, sarà necessario consultare i requisiti necessari per la partecipazione all’esperienza…E perché no? Arricchire il proprio CV con approfondimenti circa le proprie conoscenze in campo internazionale.

E’ chiaro che queste esperienze, a prescindere dalla propria tipologia, non solo permettono di sviluppare nuove skills e competenze fondamentali per il futuro, ma influenzano anche la fiducia in noi stessi.

Dall'università al mondo del lavoro: il tirocinio come rito di passaggio

Diventiamo consapevoli di quello che riusciamo a fare e di quello che non riusciamo a fare. E così, man mano che impariamo, il buio del tunnel comincia a fare meno paura! Scrivere di come una nuova esperienza può cambiare in meglio il nostro percorso di studi è, di sicuro, qualcosa da tenere in considerazione.

Ma, ovviamente, mentre si parla di tutti questi aspetti che suscitano in noi felicità e che forse ci permetteranno in futuro di rispondere alle domande insistenti dei nostri parenti, c’è qualcos’altro che attanaglia la nostra Gen Z. Quel grandissimo mostro che ci sfida all’inizio: l’ansia.

Il mostro-ansia è particolare. Vive dentro il nostro armadio? Nelle nostre tasche? É di colore arancione come in quel simpatico film sulle emozioni, “Inside Out”? Forse definirlo nello specifico non ha importanza. Piuttosto, ci dovremmo concentrare sulla sua influenza in campo professionale.

Quando ci addentriamo in un nuovo contesto, non solo acquisiamo conoscenze tecniche, ma cominciamo a sentirci più che semplici studenti: dei veri professionisti. Ma all’ansia spesso piace fare l’impostore e ostacolare il nostro percorso. Imparare a riconoscerla e a canalizzarla, ci farà avvicinare sempre di più alla luce!

Ma perché si fa strada dentro di noi proprio questo sentimento, questa sensazione di timore così grande? La risposta potrebbe variare da persona a persona, ma forse, quello che tocca di più lo studente universitario durante il suo preciso è proprio la possibilità di commettere errori.

E voi, quante volte vi siete trovati davanti a un esame insuperabile? O quante volte siete rimasti delusi da un voto universitario? Quello che capita durante la crescita è proprio questo: gli studenti che non riescono a passare un esame vedono nel voto un errore, un vero e proprio fallimento da cancellare.

Il voto negativo influisce spesso sulla percezione dello studente che ha di sé stesso, e vede il voto come un rifiuto, come una battuta di arresto.

Qui le cose si ribaltano. In questi contesti, forse, il primo requisito per imparare un lavoro nuovo è proprio quello di ricevere il rifiuto che ci spaventa tanto. É darsi la possibilità di sbagliare e imparare dai propri errori, perché sbagliare non ci blocca, bensì ci aiuta a diventare ancora più competenti.

Al primo feedback, alla prima responsabilità assegnata, al primo errore commesso, ci rendiamo conto che l’adattamento iniziale in questo nuovo contesto può essere duro, caratterizzato da smarrimento iniziale.

Anche avere un team collaborativo e attento può aiutarci a sconfiggere gli ostacoli che troviamo nel nostro cammino. Un po’ come quando nei film si dice che tutto si risolve con “il potere dell’amicizia”, anche i nostri colleghi diventano importanti compagni di avventura con cui crescere insieme.

Le nostre competenze trasversali, dette anche soft skillssi riflettono sulle nostre capacità di gestione del tempo, dell’acquisizione dei feedback, di comunicazione con i propri superiori, del lavoro di squadra.

Alla fine del nostro percorso, guardandoci indietro, ci renderemo conto del nostro cambiamento. È così che il tunnel buio smette di fare paura e apre nuove porte, che aprono a strade ricche di opportunità infinite.

E con tutte quelle sfide che abbiamo superato, il risultato si rivelerà più gratificante di quanto di quanto avremmo mai immaginato. Ma a questo punto, sarebbe giusto anche fare una riflessione finale per chiudere questo quadro di crescita.

Forse, a questo punto non sono solo più i parenti a chiedervi cosa vorreste fare da grandi, ma siete voi stessi che vi ponete questa domanda. E iniziate a diventare grandi davvero.

Insomma, le prime esperienze non sempre sono perfette: ci aspettiamo di diventare subito bravi, di ricevere tanti soldi e di costruire il nostro futuro perfetto in un giorno solo. Il mondo del lavoro è incerto, ogni si teme di rimanere indietro, di non essere all’altezza, ed è proprio ironico, non pensate?

Come i fiori che cercano di sfondare il cemento, i giovani cercano di farsi strada in un mondo competitivo, dove il castello che hanno costruito, fatto prima di libri universitari, comincia a sentirsi intimorito.

Un consiglio? Non fatevi mangiare dalla paura del tunnel. Non fatevi intimidire da quel mostro arancione. Fate quel colloquio di lavoro, preparate quella valigia, concedetevi di sbagliare, di inciampare e di rialzarvi o di ricominciare da zero.

La luce del successo e delle opportunità siete voi stessi, e vi accorgerete che siete abbastanza per affrontare qualunque cosa.